lunedì 17 settembre 2012

EMILY DICKINSON

"Ha una sua solitudine lo spazio,
solitudine in mare e
solitudine la morte,
eppure tutte queste cose
son folla rispetto a quel punto 
piu' profondo,segretezza polare,
che è l'anima al cospetto di se stessa :
infinita' finita ."

Nacque ad Amherst nel 1830, la sua famiglia di origine era molto nota per il suo appoggio alle istituzioni scolastiche locali.
Scopri' la sua vena poetica quando era una ragazzina.
Amava la natura,ma il suo principale problema era l'ossessione della morte.
Vestiva di bianco, il suo colore preferito perche' simbolo di purezza.
Le sue poesie sono incentrate sui piccoli momenti di vita quotidiana e poi le battaglie che riguardavano la societa' , infatti sono state scritte durante gli anni della Guerra di Secessione Americana.
Dopo un breve viaggio a Washington ,decise di estraniarsi dal mondo e di vivere nella sua stanza.
Credeva nella fantasia ,nella solitudine ,non riusciva ad accettare le regole della societa' del suo tempo  e le rigide restrizioni religiose.
Si era creata un mondo interiore , in cui si muoveva sicura, attenta a cogliere ogni sfumatura dell'anima.
Scriveva le sue poesie su dei foglietti ,che poi cuciva con l'ago ed il filo e riponeva in un contenitore, cosi' furono ritrovate dopo la sua prematura morte.


E’ la “speranza” una creatura alata
che si annida nell’anima -
e canta melodie senza parole-
senza smettere mai-
E la senti dolcissima nel vento-
e ben aspra dev’essere la tempesta
che valga a spaventare il tenue uccello
che tanti riscaldò-
Nella landa più gelida l’ho udita-
sui più remoti mari-
ma nemmeno all’estremo del bisogno
ha voluto una briciola – da me.

1 commento:

  1. A me piace molto... e mi ci ritrovo per alcune cose

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